sabato 18 agosto 2012

Oggi le Pussy Riot, domani le danzatrici del ventre?

le Pussy Riot: da sx  Ekaterina Samutsevich, Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alekhina
 La censura è sempre in agguato. E se oggi ha colpito l'ulro punk di dissenso delle Pussy Riot, domani potrebbe toccare alle danzatrici del ventre.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Il mondo della Danza Orientale si racconta. Nelle sue vesti più colorate, e con la novità di un sottofondo di parole intermittenti. Nell’entroterra veneziano, a Noale in occasione del festival musicale Rospi in libertà, nella storica cornice della Rocca dei Tempesta si sono date appuntamento Francesca Calloni e le danzatrici di Contaminadanza, Cinzia Bonato e le danzatrici di BellyMoon, Emanuela Camozzi e le danzatrici di Dararaqs. 

Vladimir Putin come Hu Jintao, Ahmadinejad. Putin come qualsiasi altro spregevole dittatore che impedisce il dissenso e la protesta. L’ultimo episodio, il febbraio scorso, il gruppo punk delle Pussy Riot formato da Maria Alekhina, Ekaterina Samutsevich e Nadezhda Tolokonnikova aveva intonato un brano di protesta all'interno della principale chiesa ortodossa di Mosca.

Le tre ragazze sono finite sotto processo e condannate a due anni di galera. L'organizzazione per i diritti umani Amnesty International non ci sta. “In risposta all'ondata di proteste che hanno accompagnato le recenti elezioni parlamentari e presidenziali, le autorità russe hanno introdotto varie misure che limitano la libertà d'espressione e di riunione” ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma e Asia centrale di AI, “il processo alle Pussy Riot è un ulteriore tentativo del Cremlino di scoraggiare e delegittimare il dissenso. Un tentativo che è destinato al fallimento”:

Bellydancer © Luca Ferrari
Pussy Riot nel mirino della politica putiniana, o c’è dell’altro? Quello che è successo a loro potrebbe accadere a chiunque altro lì dove c’è repressione, oscurantismo ed estremismo. La Danza Orientale è già stata attaccata. Succederà ancora. La cultura machista inzuppata di ideologie mirate a mettere la museruola al dissenso è ancora imperante, e lì dove la donna rivendica un proprio spazio, spesso insorgono pregiudizi e una linea precisa di lasciarla in disparte. 

E se in più di un’occasione sono stati rifiutati spettacoli di danza orientale, al momento può sembrare una previsione pessimistica, ma che ne sappiamo che tra qualche anno, in qualche remoto (ma non troppo) angolo del pianeta la Danza Orientale sarà etichettata come lesiva a chissà quale ideologia/morale? Il potere del cerotto in bocca non guarda in faccia nessuno.

“È davvero incredibile che possano accadere cose del genere, eppure è una triste realtà, risultato di un governo coercitivo e non democratico” commenta a bruciapelo Alice Dionis, cantante chitarrista della rock band MAB, “sicuramente il loro sacrificio farà muovere le acque per un po’. Spero che le nuove proteste facciano sì che non si dimentichi e che la loro sofferenza sia invece un primo passo verso il cambiamento. Suggerirei alle Pussy Riot lo sciopero della fame che adottarono le femministe del tempo: è atroce ma molto efficace”.

Oltre che musicista, Alice ha recentemente aperto un blog in lingua inglese, Aliceissleeping, che parla di grandi personaggi del mondo femminile come Emmeline Pankhurst (autrice del celebre discorso Freedom or Death) Lucy Burns e Alice Paul (fondamentale la loro azione per il Diritto al Voto alle donne). Uno spazio questi che prossimamente vedrà qualcosa di specifico anche sul caso delle coraggiose tre ragazze Pussy Riot. “È di diritti umani che si parla e queste donne, come le ragazze in questione” conclude Alice, “hanno lottato per lo stesso motivo: la libertà di espressione e la possibilità di essere ascoltate per migliorare la loro vita nel futuro. AVERE UNA VOCE!

la protesta continua... da Mosca a tutto il mondo

2 commenti:

  1. Una politica machista e oscurantista, questo è il modello Putin. Sempre meno spazi al dissenso e questa vicenda delle Pussy Riot ne è l'emblema. Un potere messo in difficoltà dalla satira di queste ragazze rivela forse una qualche debolezza. Non vorrei che però l'interesse per questa vicenda sia solo una moda estiva e che poi la maggioranza dell'opinione pubblica internettara e non solo se le scordi.

    RispondiElimina
  2. Condivido il pensiero, e la preoccupazione. E perché le Pussy Riot non vengano relegate a una notizia dell'estate su cui scriverci qualcosa, toccherà a noi e non certo alla politica, tenere alta l'attenzione e continuare l'azione sperando che la farsa dell'incarcerazione presto si trasformi in libertà

    RispondiElimina