domenica 11 ottobre 2015

ATS Venice Flash Mob, nate per danzare

Venezia, ATS® Flash Mob World Wide Venice © Luca Ferrari
Sabato 10 ottobre a Venezia, danzatrici del Triveneto si sono unite per dare vita all'ATS® Flash Mob World Wide Venice. Un evento pieno di poesia.

di
Luca Ferrari 


La danza orientale mi batte ancora dentro. Il mio primo flash mob dal vivo sarà prossimamente raccontato sulle pagine del settimanale internazionale L'Italo-Americano. Qui, su Belly Roads, invece, spazio all'ispirazione più pura. Quella stessa in grado di unire espressioni artistiche in apparenza lontane. Donne, ragazzi e madre erano tutte lì, a Venezia, in campo San Bortolomio con i propri cimbali. 

Dopo aver partecipato nell'aprile 2014 al FatChanceBellyDance® veneziano organizzato dalla danzatrice americana Kristine Adams e in seguito al primo flash mob in laguna, la Tribe Catch the Chicken di Venezia ha dato via al Flash Mob  ATS® Flash Mob World Wide Venice. A danzare insieme a loro, oltre alle componenti tra cui Giulia Zambon e Tiffany Zabberoni, ensemble giunte da tutto il Nordest: l'Artemisia Tribe (Castello di Godego), la Fuxia Tribe (San Vito al Tagliamento-Portogruaro), la Pukka Tribe (Trento), quindi le danzatrici Paola Maya (Padova), Lorena Piaia (Treviso), Patrizia Pin (Pordenone) e ancora molte altre artiste.


Ciliegina sulla torta, la casuale presenza della TribalTrouble milanese Virginia Danese, di passaggio a Venezia (in realtà nemmeno prevista) per vacanza, che non ha saputo resistere al richiamo cimbalesco e ha così potuto salutare colleghe e incontrare per la prima volta anche chi fin'ora aveva conosciuto solo in rete. Donne, ragazze e madri erano tutte lì. Donne...
… NATE PER DANZARE

da dove sono partito
oggi non ha più importanza... ho
cominciato in disparte
poi il destino mi ha dato
un passaggio

ho lasciato a casa i pennelli
perché a tutto
ci hanno pensato loro... un
bambino ha anticipato
l'atterraggio musicale, la
geometria ha cambiato del tutto
prospettiva

ho visto un fiore bianco sfiorare
il cielo, e poi
tornare a nuova vita col proprio battito

a quanti è capitato
di svegliarsi la mattina
senza avere nulla
da obiettare al tramonto?

ci sono stati attimi
di cerchi e marce/... ci sono
stati momenti
di sedie invisibili e preghiere/... è
sempre stato
un convoglio... nessuno
ha dato spiegazioni
ai tanti che si sono fermati... nessuno
ha chiesto spiegazioni
ma né si è opposto... 

ho provato a trattenere il fiato
per qualche minuto, ma
eravate in troppe
e ognuno dei vostri sguardi
reclamava un arcobaleno

vi aspetto                           
                             (Venezia, campo San Bortolo, 10 Ottobre '15)

Guarda il video dell'ATS® Flash Mob World Wide Venice 

Venezia, ATS® Flash Mob World Wide Venice © Luca Ferrari
Venezia, ATS® Flash Mob World Wide Venice © Luca Ferrari
Venezia, ATS® Flash Mob World Wide Venice © Luca Ferrari
Venezia, ATS® Flash Mob World Wide Venice © Luca Ferrari
Venezia, ATS® Flash Mob World Wide Venice © Luca Ferrari
Venezia, ATS® Flash Mob World Wide Venice © Luca Ferrari
Venezia, ATS® Flash Mob World Wide Venice © Luca Ferrari
Venezia, ATS® Flash Mob World Wide Venice © Luca Ferrari

venerdì 26 giugno 2015

Le mie amiche danza orientale

Pachuka Beach (Lido di Venezia) - Giulia, Elena, Khalida e Monica © Luca Ferrari
Non ne sapevo nulla, poi un giorno delle nuove amiche ebbero la pazienza di raccontarmela. Sono passati dieci anni da allora e ancora oggi scrivo di danza orientale.

by Luca Ferrari

Era una calda giornata d’estate, e mentre presidiavo il mio stand dell’associazione umanitaria Emergency al Festival dei Popoli nel chiostro di S. Nicolo, al Lido di Venezia, d’improvviso qualcuno prese il microfono annunciando che di lì a poco sarebbe cominciata lo spettacolo di danza orientale del locale Gruppo Shams. Tra le protagoniste c’erano Elena Zamborlini, che già da qualche anno conoscevo, e insieme a lei altre danzatrici tra cui Giulia Giamboni e Monica Zacchello. A fine performance m’invitarono al saggio finale dei corsi che tenevano al Lido e giacché all’epoca mi occupavo di cronaca, presi due piccioni con una “danza”.

La storia ufficiale iniziò così. La potrei tramandare così. Ci sono storie però che non si possono solo raccontare. Bisogna fare qualcosa di più perché io fino al 2005 di danza orientale non ne sapevo proprio niente (una beneamata fava, usando una terminologia a me idonea). Se qualcuno mi avesse chiesto cosa fosse è probabile mi sarebbe venuta in mente una danzatrice vista parecchi anni prima nel video Numb della rock band irlandese U2. Qualcosa nell'estate 2005 però cambiò. Non fu tanto l'aver assistito a uno spettacolo, più che altro furono le parole di chi (e come) me la raccontò.

Già, le parole. Qualcosa che “conoscevo” piuttosto bene ma non perché facessi il giornalista. All’epoca erano già 11 anni che scrivevo tonnellate di testi-poesie, una strada questa poi fusasi con la danza orientale e da cui nacque il libro Belly Roads – parole di danza, sentieri d’Oriente (2012, Granviale Editori). Detto fatto, un bar a Lido fece da anfiteatro a un’intervista multipla. Monica, Elena e Giulia si aprirono, raccontando entusiaste ciò che facevano. Di quanto fosse speciale. Impossibile non lasciarsi contagiare.

L’anno successivo feci ritorno lì, al Pachuka Beach ad assistere a un loro nuovo show e così pure 365 giorni dopo. Nel frattempo conobbi la “quarta moschettiera” della bellydance, la più giovane Khalida. Alla stregua delle sue tre colleghe fu sempre molto cordiale quanto disponibile per qualsiasi informazione danzante le chiedessi.

La storia di come mi sia appassionato alla danza e di come l’abbia sviluppata l’ho già raccontato su questo blog-magazine. Qui voglio dire qualcosa di più. In molti sostengono che il destino (o qualcosa del genere) alla fine si ripresenti sempre. Io non sono così certo. Ciascuno ci mette del suo e per come la vedo io, se su quel palco non ci fossero state Monica, Elena, Giulia e Khalida, non è detto che tutto ciò si sarebbe verificato, anzi.

Estate 2005 – estate 2015, sono passati dieci anni e da quei primi tempi gloriosi e qualcosa si è un po’ spento. Avevo perfino fondato un giornale specifico, il defunto Bellydance Italia che, dispiace dirlo, ha poco interessato la comunità italiana di danza orientale. Belly Roads però è rimasto. Di bellydance ormai scrivo poco anche se ci sono certi appuntamenti cui è sempre bello ripresentarsi.

No, se su quel palco nel giugno 2005 non ci fossero state quelle ragazze, questa sera non sarei qua. Di nuovo al Lido di Venezia al Pachuka Beach per realizzare un servizio che sarà pubblicato sul settimanale internazionale L’Italo-Americano. E non è un caso che proprio oggi abbia voluto dedicare questo articolo a Elena, Giulia, Khalida e Monica. Loro, che oggi non si esibiranno, però chissà, magari verranno comunque e allora le potrò salutare. E allora potrò ringraziarvi, perché senza di voi e la vostra sincera amicizia non avrei mai iniziato a scrivere di danza orientale.

Pachuka Beach (Lido di Venezia), le danze di Khalida e Giulia Giamboni © Luca Ferrari
Pachuka Beach (Lido di Venezia), le danze di Monica Zacchello e Elena Zamborlini © Luca Ferrari

martedì 23 giugno 2015

Belly Charity, la danza orientale per i rifugiati

Lo show al Belly Charity vol. III © Stefania Cicirello
Belly Charity-Dance for Refugees vol. III, la danza orientale per i rifugiati nel nome della fratellanza e l'accoglienza.

by Luca Ferrari

Danza del ventre. Tango argentino. Danza indiana. Danza polinesiana. Percussioni afro. Tribal bellydance e Tribal fusion. Ognuno di questi stili ha preso forma, cuore e movimento venerdì 19 giugno per celebrare la terza edizione di Belly Charity – Dance for Refugees, evento benefico con protagonista il variegato mondo delle danze orientali, tornato on stage in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2015. Uno spettacolo arricchito quest’anno anche dalle danza afgane che ha visto scendere in pedana danzatrici singole e gruppi con grande e calorosa partecipazione  del pubblico.

Mondo, 2015. Sono in fuga dalla guerra. Sono in fuga da spietate dittature dove il dissenso è punito col carcere e tortura. Centinaia di migliaia di esseri umani si mettono in viaggio dando tutto quello che hanno e se riescono ad arrivare vivi aldilà del Mediterraneo, cosa trovano? Insofferenza. Populismo. Odio razzista. Mercificazione. Mai come nel 2015 la Giornata Mondiale del Rifugiato ha rappresentato un importante momento di riflessione e confronto. Un terreno dove anche la danza orientale ha voluto dare il proprio contributo.

Organizzatrice di Belly Charity – Dance for Refugees vol. III, l'ensemble milanese Tribal Troubles di cui fa parte Virginia Danese. Danzatrice si, ma non solo come lei stessa ha avuto modo di spiegare. Un'edizione questa che alla luce dei sempre più numerosi sbarchi sulle coste italiane accolti spesso da frasi oltraggiose e atteggiamenti inqualificabili anche da una certa classe politica, la giornata è risultata ancor più decisiva per lanciare messaggi precisi.

“Come mediatrice culturale, lavorando con i rifugiati politici da tanti anni, non posso che essere indignata con l'atteggiamento che si è sviluppato attorno al tema dell'asilo politico e che peggiora anno dopo anno” ha analizzato Virginia, “Quando si parla di profughi si parla solo di numeri. Si è persa l'umanità. Non ci si ferma neanche un secondo a pensare che ciò che spinge una persona verso una morte quasi certa è proprio quella probabilità di sopravvivenza”.

Come le due edizioni precedenti, anche Belly Charity: Dance for the Refugees vol. III è stato realizzato per raccogliere fondi la cui intera somma è stata poi devoluta all'Associazione Sviluppo e Promozione Onlus a supporto della gestione del Centro Welcome, centro diurno per rifugiati politici (uomini e donne) e richiedenti asilo con caratteristiche di vulnerabilità. Così, mentre la politica sbraita e la UE sonnecchia facendo finta di non vedere, la danza orientale agisce.

“Ogni anno cerchiamo di offrire al pubblico uno spettacolo di danze di diversa provenienza”, prosegue Virginia, “Crediamo sia un mezzo utile per far avvicinare anche i più scettici o anche i meno esperti alla ricchezza che ogni cultura ha dentro di sé e riesce a esprimere anche attraverso la danza. Personalmente, avere avuto tra il pubblico anche alcuni dei ragazzi rifugiati che frequentano il Centro Welcome, di cui alcuno erano anche Ramadam, mi ha dato un'emozione indescrivibile”.

Mentre c'è chi approfitta della sciagura umanitaria per fare becera propaganda elettorale, l'altra faccia di Milano è quella multietnica del Teatro Edi Barrio's con famiglie, ragazzi e ragazze delle etnie più disparate che applaudono e assistono alle performance delle numerose danzatrici intervenute. Tra le varie artiste che hanno calcato il palco, Jamila Zaki, quest'ultima pioniera della danza orientale in Italia, nonché direttrice di Zagharid, il primo circolo culturale italiano interamente dedicato all’arte della Danza Orientale.

A raccontare i colori e la storia millenaria della danza indiana, ci ha pensato invece Daria Mascotto: antropologa, danzatrice, danzeducatrice e insegnante. “A Belly charity ho portato il lavoro di alcune mie allieve” ha spiegato l'artista, “Una danza che è un'offerta di fiori e di sé, come sincera espressione artistica della gioia di donare, e un brano che ho danzato da sola, dedicato al Dio bambino Krishna, archetipo dell'amore incondizionato per la vita”.

“In un contesto di solidarietà come quello di Belly charity”, ha poi proseguito Daria, da dieci anni ormai attiva sul fronte della danza indiana, “ho voluto portare un messaggio di gioia e umiltà, di vicinanza all'essere umano e al divino che lo abita. É stata una serata dalla splendida atmosfera, ricca di artiste generose. Davvero un piacere collaborare con tante danzatrici sapendo che la propria passione può aiutare a sostenere una giusta causa”.

Lo spettacolo, aperto da una performance di Indian fusion delle padrone di casa, le Tribal Troubles, si è poi chiuso con una performance corale interpretata dal suddetto gruppo, Jamila Zaki e le allieve di Virginia, quest'ultima seduta a suonare le percussioni lasciando alle due colleghe Nicole e Nausicaa la guida della coreografia. Un pezzo questo mai provato prima, del tutto improvvisato. Un nugolo di donne guidate dall'istinto. Quello stesso, ma di sopravvivenza, che spinge ogni giorno migliaia persone a cercare l'impossibile per ricominciare a vivere. E oggi, almeno oggi, il linguaggio universale della danza orientale li ha accolti con amore.

Belly Charity vol. III - Tribal Troubles (sx) e Daria Mascotto © Stefania Cicirello
Belly Charity vol. III - le Tribal Troubles © Stefania Cicirello

mercoledì 15 aprile 2015

Valentina Mahira, il feeling del movimento

Il Cairo, Ahlan Wa Sahlan Festival - la danzatrice Valentina Mahira
La passione sbocciata nella culla della danza orientale in Egitto. Di lì in poi, Valentina Mahira ha proseguito il suo percorso di artista, insegnante e donna.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Danza egiziana è passione. Danza egiziana come espressione di stati d'animo e sentimenti. Un viaggio nella terra dei Faraoni e comincia la storia (infinita) di Valentina Mahira nella danza orientale. L’apprendimento con celebri maestri, l’esperienza quasi decennale con il gruppo I Tamburi del Vesuvio, le costanti partecipazioni a festival multietnici in Italia e all’estero, quindi  l’inizio delle performance soliste e in parallelo l’attività d’insegnante su consiglio del maestro Saad Ismail.

Un percorso degno di una persona virtuosa, come sta (quasi) a suggerire il suo nome d’arte. Nel corso della sua attiva carriera, Valentina si è esibita insieme al maestro Ibrahim Elsuezi al Gala di presentazione degli insegnanti al festival Ahlan Wa Sahlan del Cairo, esibendosi anche da solista al Closing Gala. Artista internazionale, ma non solo. Sono numerose le sue presenze a eventi nazionali come al festival veneziano Heshk Beshk Festival.

Terminata l’esperienza d’insegnante e danzatrice orientale al festival Nouvelle Scène Européenne di Parigi organizzato dalla danzatrice libanese Nada Chouaib, oggi Valentina tiene corsi nelle celebri scuole di danza di Roma, la Maison de la danse e I.A.L.S, nonché stage e master class in tutta Italia.

Nel corso delle sue peregrinazioni tra nazioni, ha portato la propria arte anche sul piccolo schermo fin da quando si parlava quasi esclusivamente di danza del ventre. “Ho ballato per la prima volta in televisione nel 1997 al Maurizio Costanzo show, insieme alla mia collega Valentina Colagrossi” racconta, “C’era molta curiosità sull’allora poco conosciuta danza egiziana, anche da parte del noto presentatore. È stata una bella esperienza anche se un po’ limitante visto il pochissimo tempo a disposizione”.

Cosa ricorda del suo primo viaggio a contatto con la cultura mediorientale?
È stato amore a prima vista. Quello che mi ha colpito di più sono stati i volti sorridenti degli egiziani. Venendo da Roma dove le persone sono sempre così nervose e stressate, è stato un piacevole cambiamento. E poi ancora i colori del Cairo, del bazar, l’atmosfera familiare. Nel corso degli anni la società è un po’ cambiata. Le donne sono più velate. Chiuse in una certa austerità religiosa. Anche gli uomini, esteticamente e interiormente.

Una  tappa fondamentale della sua formazione è stata Parigi con Djamila Henni-Chebra.
Con il mio primo maestro avevo concentrato lo studio soprattutto sul folclore, con Djamila invece è stato più lo studio della danza classica orientale e raqs sharqi. Era la prima volta che studiavo con una donna e con lei ho potuto scoprire i particolari. Era uno stile moderno che non conoscevo. Il suo insegnamento è stato molto utile per allungare la postura, le movenze delle mani e la sensualità. La grande differenza tra l’insegnamento di un uomo e una donna è che il primo è molto tecnico mentre la danzatrice ti trasmette il feeling del movimento. La donna interpreta.

Al Cairo invece ha studiato con Raqia Hassan e le celebri danzatrici Dina e Randa Kamal.
Per quanto Djamila non avesse in nessun modo perso il proprio stile egiziano a favore magari di una certa contaminazione europea, studiare in Egitto è completamente diverso. T’immergi completamente nella loro cultura. Oltre all’apprendimento diretto, è molto importante assistere agli spettacoli. Lì ti rendi conto che l’interpretazione è diversa nello stile occidentale.

Come vede la situazione/evoluzione della danza orientale?
Oggi è molto radicata in Italia ed è molto più conosciuta. La sovraesposizione porta anche i lati negativi però. Molte insegnanti tendono a proporre corsi a basso costo che durano poco e spesso chiudono. Prima c’era più cura nella preparazione e nello studio. Oggi c’è troppa internet-dipendenza. Se vuoi andare avanti, devi cercare. La rete è un vantaggio ma non bisogna abusarne a discapito del contatto diretto. Nei prossimi anni si continuerà con le contaminazioni. Anche la danza egiziana è in continuo movimento e sviluppo. Essendo espressione di un popolo, cambiano le mode, le musiche, i movimento.

Lei che si è esibita anche in televisione, che impressione ha del trattamento della danza orientale sui media?
Quando escono articoli si fa ancora troppo riferimento alle sinuosità delle danzatrici, cercando di far emergere l’aspetto sessuale (…) o il pettegolezzo.  C’è poca sostanza a vantaggio di un immaginario modello harem stuzzicante solo per l’uomo. In Egitto, durante una lezione di storia della danza egiziana, l’insegnate Nabil Mabrouk accostò il suddetto a un carcere. Le donne dell’harem erano di fatto  schiave e vivevano una situazione molto frustrante e umiliante. Solo un occidentale può accostare un’immagine positiva all’harem.

Valentina Mahira live al festival Ahlan Wa Sahlan

Il Cairo, Ahlan Wa Sahlan Festival - la danzatrice Valentina Mahira
la danzatrice Valentina Mahira
la danzatrice Valentina Mahira
la danzatrice Valentina Mahira

domenica 15 febbraio 2015

Cookie policy

In ottemperanza alla direttiva del Garante della Privacy vogliamo informarvi che:

Il Garante della Privacy, con il Provvedimento per la protezione dei dati personali n.229/2014, ha creato una direttiva a livello europeo che impone agli amministratori dei siti web/blog di spiegare e informare i visitatori su quale sia la politica dei cookie del sito web che stanno visitando, e di richiedere l'accettazione proseguendo nella navigazione.

Belly Roads – la danza orientale come non l'avete mai letta” utilizza la piattaforma Blogger che appartiene al gruppo Google, e come da legge sono presenti l'informativa generica e una più specifica sull'utilizzo dei cookie su questo sito.

INFO: Che cosa sono i cookie?

Un cookie è una piccola stringa di testo che un sito registra sul browser, e che serve per memorizzare informazioni specifiche sugli utenti. Questi cookie vengono utilizzati da un sito per ricordare l'utente e ottimizzare la navigazione sui siti già visitati in precedenza. Inoltre vengono anche usati per compilare statistiche anonime aggregate che consentono di capire come le persone usano i siti e per aiutare a migliorare la struttura ed i contenuti. Pur ricevendo tali informazioni i cookie non permettono l'identificazione individuale dell'utente.

Ci sono diversi tipi di Cookie:

-Indispensabili: utili per la navigazione nel sito web.

-Tecnici: sono quelli utilizzati al solo fine di “effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell’informazione esplicitamente richiesto dall’abbonato o dall’utente a erogare tale servizio” (cfr. art. 122, comma 1 del Codice).

Tali cookie possono essere suddivisi in: cookie di navigazione o di sessione, cookie analytics, cookie di funzionalità.

Per l’installazione dei cookie di navigazione o di sessione e di funzionalità non è richiesto il preventivo consenso degli utenti.

Per quanto riguarda invece i cookie analytics (attualmente disattivati, per scomparire del tutto da venerdì 25 luglio 2015) si evidenzia che non necessitano di consenso solo se di natura statistica e utilizzati all’interno del sito del gestore.

- Profilazione: "sono volti a creare profili relativi all’utente e vengono utilizzati al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dallo stesso nell’ambito della navigazione in rete. In ragione della particolare invasività che tali dispositivi possono avere nell’ambito della sfera privata degli utenti, la normativa europea e italiana prevede che l’utente debba essere adeguatamente informato sull’uso degli stessi ed esprimere così il proprio valido consenso”.

Per l'installazione dei cookie tecnici non è richiesto alcun tipo di consenso, mentre i cookie di profilazione possono essere installati dall'utente previa accettazione delle condizioni generali e dopo essere stato informato.

Infatti, il Garante per la Privacy ha stabilito che nel momento in cui l'utente accede a un sito web deve comparire un banner, o come qui sul blogger una stringa in alto, con una breve informativa (estendibile attraverso un link) e la richiesta del consenso.

L’utente può bloccare o limitare la ricezione di cookies attraverso le opzioni del proprio browser.

Su Internet Explorer, cliccare sulla voce “Strumenti” della Barra dei menù e poi sulla sottovoce “Opzioni Internet”. Infine accedere alle impostazioni della scheda “Privacy” per modificare le preferenze relative ai cookies.

Su Firefox, cliccare sulla voce “Strumenti” della Barra dei menù e poi sulla sottovoce “Opzioni”. Infine accedere alle impostazioni della voce “Privacy” per modificare le preferenze relative ai cookies.

Su Chrome, digitare “chrome://settings/content” nella barra degli indirizzi (senza virgolette) e modificare le impostazioni relative ai cookies come si desidera.

Su Safari, selezionare la voce “Preferenze” e poi scegliere “Privacy”. Nella sezione Blocca Cookie specificare come Safari deve accettare i cookie dai siti internet.

Se si usa Safari su dispositivi portatili, come iPhone e iPad, è necessario invece agire in questo modo: andare sulla voce “impostazioni” del dispositivo e in seguito trovare “Safari” sul menù di sinistra. Da qui, alla voce “Privacy e sicurezza”, sarà possibile gestire le opzioni sui Cookie.

Per disabilitare i cookie di servizi esterni è necessario agire sulle loro impostazioni:

Quali cookie utilizza questo blog?

In particolare sono presenti file di log che registrano la cronologia delle operazioni insieme a indirizzi IP, tipo di browser, Internet Service Provider, data, ora, pagina di ingresso e uscita e il numero di clic. Tutto questo per amministrare il sito, monitorare il movimento dell’utente dentro il sito e raccogliere dati demografici, indirizzi IP e altre informazioni.
Tali dati non sono riconducibili in alcun modo all’identità dell’utente.

Il sito e il suo amministratore non hanno alcun controllo sui cookie che vengono utilizzati da terze parti quindi per approfondire il tema si consiglia di consultare le politiche della privacy di queste terze parti. È possibile disabilitare i cookie direttamente dal proprio browser.

Su questo blog hanno accesso i seguenti server di terze parti:

- Facebook

- Google +

- Google friend connect

- Twitter

- YouTube


Modulo dei commenti

La piattaforma di Blogger permette di commentare solo ad utenti iscritti su siti di terzi, a seconda del quale state utilizzando vi invitiamo a leggere le loro rispettive privacy policy:
- AIM
- LiveJournal
- Typepad
- Wordpress


Utilizzando il presente blog, dichiari di essere d’accordo con l’elaborazione dei tuoi dati da parte di Google, ottenuti nel modo e per lo scopo indicati.


inoltre,

Privacy.

Informativa Privacy (art.13 D.Lgs. 196/2003): i dati che i partecipanti al Blog conferiscono all’atto della loro iscrizione sono limitati all’ indirizzo e-mail oltre a un nome.

Le opinioni ed i commenti postati dagli utenti e le informazioni e i dati in esso contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione sul Blog, in particolare, non ne è prevista l’aggregazione o selezione in specifiche banche dati. Eventuali trattamenti a fini statistici che in futuro possa essere intenzione del sito eseguire saranno condotti esclusivamente su base anonima.

Mentre la diffusione dei dati anagrafici dell’utente e di quelli rilevabili dai commenti postati deve intendersi direttamente attribuita alla iniziativa dell’utente medesimo, garantiamo che nessuna altra ipotesi di trasmissione o diffusione degli stessi è, dunque, prevista. In ogni caso, l’utente ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all’ art. 7 del D.Lgs. 196/2003.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001. L’autore non è responsabile per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post. Verranno cancellati i commenti ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

Alcuni testi o immagini inserite in questo blog sono tratte da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, contattatemi pure. Saranno immediatamente rimossi. L’autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.


Informativa Privacy Blog

Informativa Privacy (art.13 D.Lgs. 196/2003): i dati che i partecipanti al Blog conferiscono all’atto della loro iscrizione sono limitati all’ indirizzo e-mail e sono obbligatori al fine di ricevere la notifica di pubblicazione di un post. Per poter postare un commento invece, oltre all’email, è richiesto l’inserimento di nome e cognome, che possono anche non essere pubblicati insieme al commento postato dall’utente, mentre l’indirizzo e-mail viene utilizzato esclusivamente per l’invio delle news del sito.

Le opinioni ed i commenti postati dagli utenti e le informazioni e i dati in esso contenuti non saranno destinati ad altro scopo che alla loro pubblicazione sul Blog, in particolare, non ne è prevista l’aggregazione o selezione in specifiche banche dati. Eventuali trattamenti a fini statistici che in futuro possa essere intenzione del sito eseguire saranno condotti esclusivamente su base anonima.

Mentre la diffusione dei dati anagrafici dell’utente e di quelli rilevabili dai commenti postati deve intendersi direttamente attribuita alla iniziativa dell’utente medesimo, garantiamo che nessuna altra ipotesi di trasmissione o diffusione degli stessi è, dunque, prevista. In ogni caso, l’utente ha in ogni momento la possibilità di esercitare i diritti di cui all’ art. 7 del D.Lgs. 196/2003.



ADV

Questo sito non fa uso di nessun tipo di pubblicità (banner e google adwords ecc).

lunedì 26 gennaio 2015

Infusione di amichevole dolcezza

Valentina e Omira Moira © Morena Tarsi
Un delicato scatto di Morena Tarsi immortala l'abbraccio tra le danzatrici Valentina Giglio e Omira Moira Simonelli. La penna si mette al lavoro.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Al Golden Cadillac Music Live di Jesi (An) è di scena la danza orientale nei suoi linguaggi più sfaccettati. Tra le protagoniste della serata, Alice Giampieri ma non solo. L'occhio delicato di Morena Tarsi si posa dolcemente su due danzatrici, al termine della loro performance. Omira Moira Simonelli e Valentina Giglio. La forza del gesto. L'intensità dello sguardo. La profondità della fusion bellydance. Anche se a distanza, le parole rispondono.

INFUSIONE DI AMICHEVOLE DOLCEZZA

non vedo i vostri occhi
ma è stato fin troppo istintivo
essere travolto
dal battito ravvicinato

non uso le parole
finché non rispondono a una precisa
inondazione emotiva

ora è il momento delle matrici eoliche
immobilizzate... ora
è il momento dove il gesto
abbraccia l'intera umanità raffigurata...

se potessi dare un nome
a come si contempla un giglio
mentre un arruffato
gruppo di monelli si spartisce
qualche briciola di eternità,
nona avrei difficoltà
a ripensare a quanto fu vissuto
in quel istante... senza
pagine aperte... senza formule magiche
ove celare il proprio potere...

un attimo prima c'era
solo la mente, slanciata
e interpretabile... oh, e le mani
azzerano i limiti
del cielo... un attimo durante,
ed ecco le incisioni
di una nuova e amichevole storia
punteggiare di inscindibili forme
ogni ciondolo dolcemente
sussurrato... non conosco i vostri
verbi, posso provare a immaginare... magari
starò solo in silenzio,
e guaderò dentro la terra assolata
                                                                              (Venezia, 21 Gennaio '14)

Valentina Giglio e Omira Moira Simonelli © Morena Tarsi
Valentina Giglio e Omira Moira Simonelli © Morena Tarsi

lunedì 22 dicembre 2014

Auguri e speranze di Belly Christmas

da sx - le danzatrici Alice Patti, Jenny Minisini, Silvia Scotti, Antonella Rubino,
Manuela Minardi, Monia Allocchio e Virginia Danese 
Per gli auguri più danzanti si è fatto avanti un neo-gruppo di Belly-Babbe Natale, tra pensieri, riflessioni e speranze. Belly Christmas a tutte/i.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

“Ho iniziato a praticare danza del ventre quest'anno, per ritagliarmi un momento tutto mio al di fuori della routine lavorativo-familiare e i tanti stress quotidiani” si confessa Manuela Minardi, “la danza mi ha dato un motivo in più per sorridere e conoscere nuove amiche. Spero che nel 2015 continui a farmi star bene e mi dia più sicurezza in me stessa: riuscire in movimenti e coreografie lontani dalla mia tradizione mi dà molta soddisfazione. Spero che sempre più persone possano avvicinarsi alla cultura araba, anche solo attraverso la danza, per abbattere preconcetti e barriere infondate”.

Interiorità. Scoperta di nuovi linguaggi. Accettazione. Rinascita. Anche a natale la danza orientale fa ciò che ha sempre fatto. Accoglie nuove adepte che subito rispondono con entusiasmo e curiosità. Sotto la guida dell'esperta danzatrice Virginia Danese (membro dell'ensemble Tribal Troubles), un nuovo gruppo di danza del ventre si è formato. Registratore aperto dunque ai perché/percome di queste nuove allieve della grande famiglia bellydance.

“Ho incontrato la danza per caso e sono bastate poche lezioni per farmi sentire meglio” racconta Monia Allocchio, “auguro alla danza di entrare nella vita di tante donne e farle sentire un po' più belle e felici”. Sulla stessa lunghezza d'onda, la collega Jenny Minisini, che con estrema sincerità spiega: “Dopo momenti di malattia e tristezza, la danza del ventre mi sta aiutando ad accettarmi per quella che sono ora, Mi aiuta a sentirmi viva e il ritmo coinvolgente riesce a catapultarti in etnie completamente diverse dalla nostra. Mi auguro che la danza aiuti tutti e soprattutto che unisca popoli di tutto il mondo”.

“Ho deciso di sperimentare la danza del ventre perché ero incuriosita da questa realtà così diversa dai miei percorsi intrapresi negli anni precedenti (ho praticato kung fu per 14 anni)” racconta la giovane Silvia  Scotti, “per la prima volta ho dovuto usare il mio corpo cercando di essere femminile e aggraziata. Con mia grande sorpresa la cosa si è rivelata divertente e in un certo senso stimolante. Credo che questa danza sia molto utile per ogni donna per incrementare la sensualità e l'autostima di ognuna di noi”.

“Questo tipo di danza e musica mi ha sempre affascinato. Appena ho raggiunto l'età per poterla apprendere, ho fatto una giornata di prova e anche se ero abbastanza impacciata, me ne sono subito innamorata perché mi sentivo a mio agio: un benessere sia fisico ma soprattutto mentale” si analizza nel profondo Alice Patti, “grazie a essa mi sento già più sicura di me stessa. Un buon proposito per il 2015, per me è diventare sempre più capace come la mia bravissima maestra. Virginia infatti non si limita a insegnarci la pratica in sé, ma ci rende partecipi delle curiosità sulle origini e tradizioni usate in questo ballo (Virginia è anche mediatrice culturale, ndr). Alla danza auguro di essere sempre di più conosciuta per come è nata”.

Infine Antonella Rubino, per la quale l'aver iniziato a imparare la danza del ventre ha equivalso al realizzare un autentico sogno nel cassetto, definendo la suddetta pratica “un momento per se stessi dove si ritrova serenitàgioia e ti fa apprezzare il tuo corpo”. “Per l'anno prossimo” ha poi concluso, “mi auguro continui a regalarmi questo benessere e ancora altri bellissimi momenti condivisi con il gruppo che si è creato”.

Last but not least, lei. Virginia Danese, da dieci anni in prima linea sul fronte bellydance. Pensieri alla mano, fa molto di più che augurare altri 365 giorni di danze a tutte, guardando al rapporto di chi viene da lei per imparare, “Per quanto lavorare con una passione sia molto bello, non significa automaticamente che sia facile. Al contrario lavorare con le persone è tanto bello quanto impegnativo".

“Le allieve sono tante e diverse, ognuna con i propri tempi, i propri punti di forza e le proprie fragilità. Ognuna con aspettative differenti” prosegue poi la danzatrice milanese, "Tu sei lì e hai il dovere di rispondere ai loro diversi bisogni e non sempre è facile. Quindi ringrazio la danza perché ogni giorno mi fa lavorare su me stessa  richiedendomi un grande lavoro in termini di metodo, capacità di comunicazione e, perché no, anche di pazienza.

Allo stesso tempo mi rende spettatrice dei cambiamenti di chi la pratica e ti ripaga di tutte le fatiche. Io vedo le allieve che iniziano come boccioli che piano piano si rinforzano per poi sbocciare e trasformarsi in bellissimi fiori. Ogni donna ha tutte le potenzialità per farlo e la danza aiuta in questo senso, basta accoglierla e accettare di impararla con i propri tempi.

È una danza per donne di tutte le età e sono contenta che anche ragazze molto giovani decidano di avvicinarvisi. Non è mai troppo presto per imparare ad apprezzarsi e a sentirsi più sicure di sé, così come non è mai troppo tardi per regalare un po' di tempo a se stesse. In una società che ci vuole perfette mi auguro che la danza orientale riesca a rompere queste costrizioni e a insegnare a sempre più donne che siamo belle anche con la pancetta e anzi, come dico sempre, che la pancetta è necessaria e – va coltivata – per fare lo shimmy”.

le belly Babbe Natale
(da sx in alto) - Jenny Minisini, Antonella Rubino, Monia Allocchio, Silvia Scotti,
(da sx in basso) - Alice Patti, Virginia Danese e Manuela Minardi

martedì 25 novembre 2014

Gemma, l'emozione del fuoco puro

la danzatrice Gemma Marti
Bella foto. Bella danza. Ispira. Presente, distanze e passato. Ad amalgamare il tutto, il flamenco arabo nella cui anima tonante si muovono i passi di Gemma.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

“Quando ballo la danza orientale mi sento libera. Tutto il mio essere viene rapito da una sensazione di libertà totale che mi fa semplicemente levitare e volare” irrompe così la danzatrice spagnola Gemma Marti, membro della Nefershu Lotus Company “sento come sbocciare ogni piccola particella femminile che c’è in me. La musica, la danza libera delle mie gambe e del mio girovita mi ipnotizzano in un istante ed è allora che tocco il cielo con un dito”.

L'ispirazione è qualcosa di strano. Basta un “mi piace” facebookiano su di una immagine e d'improvviso l'assenza totale si fa pressante dichiarazione di comunicazione e condivisione.  E per esperienza posso dirvi che nulla come la spontaneità delle parole può diventare il “la” per qualcosa di incredibilmente magico. Era l'inverno del 1999 (febbraio) quando un'amica, rispondendo a un messaggio su fogli riciclati iniziò dicendo: Bel foglio... bella carta... ispira. E quelle parole divennero il titolo di una poesia, esattamente com'è stato con l'illuminante commento di Emma Sanchez Casanueva, collega di Gemma “¡¡ Ole ole y ole la gracia, la alegría y el salero !!!”. Così sia allora.

Non solo danza orientale ma anche le contaminazioni della propria realtà. “Quando ballo il flamenco arabo posso sentire il sangue ribollirmi nelle vene, come i miei piedi cercano di attraversare la terra” si racconta a cuore aperto Gemma, “mentre le mie mani accarezzano e sfiorano ogni istante, accompagnando la mia anima a rivivere vite passate. Il mio sguardo discreto si converte in fuoco puro che ripercorre fino all’ultima goccia di emozione nell’universo”.

Negli assurdi sentieri della vita è curioso prendere atto di come, rientrato senza troppe ammaccature dal mio primo concerto di Marilyn Manson in un lontano dicembre '98 a Milano, l'indomani mi ritrovai ad accompagnare due amiche alla loro prima lezione di flamenco. E fu impossibile non farsi contagiare. Ne nacque infatti “un'ode alla vera natura femminile”. Un'ode che si ritrovò ad aprire il mio secondo libro di poesie, Ho scelto il blu per colorare l'anima (2000). Un'ode dove il tuono volteggiava con i piedi e le nacchere gorgogliavano tra i polsi di un movimento imperituro.

E anche se oggi non sono lì davanti, il flamenco è ancora qui. A scrivere attraverso me:

LA GRACIA, LA ALEGRÍA Y EL SALERO!

resta la notte da ampliare...
un innocuo spettro passeggero
ha trasformato in suggestioni
un sorriso tramutato
in un nuovo spostamento
...e il tambureggiare della sue ali
si è fatto ondulata discesa di liane,
dove il rosa d'ogni pensiero
si è consegnato sensibile ostaggio
alle impronte digitali del vento

cerchi bianchi si fanno sempre
meno ampi... non so cosa se ne farà
la Terra di tutta questa
fantasia conservata... bofonchiando
in una comunicazione classica,
darei carta libera
a ciò che una radice è in grado di fare
sopra un essere del mondo

solo un alternato rintocco mattutino
...
Che cosa sarà mai apparso
nell'estetica più profonda
della grazia di una donna?
L'ardore dell'allegria
è quanto di più incantato
possa esplodere nelle definizioni naturali
di una creatura...la mente
vola lì...replicando appena
alle indicazioni di un contatto
universalmente sfiorato...
                                                                                (Venezia, 24-25 Novembre '14)

Gemma Marti impegnata in performance di bellydance fantasy
Gemma Marti impegnata in performance di danza orientale e flamenco arabo

giovedì 13 novembre 2014

Alina, Tribal Mademoiselle

la danzatrice Alina Paredes
Un insieme di colori. Un movimento immortalato su Instagram della danzatrice Alina Paredes e l'ispirazione tribaliana prende la strada delle parole.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

I sentieri della scrittura sono davvero infiniti. Ho iniziato la mia giornata con un amichevole rock speranzoso, sapendo già che l'avrei proseguita con la malinconica Tear degli Smashing Pumpkins, dettata da un ricordo di sedici anni fa esatti (12 novembre 1998) quando in motonave, e fresco di walkman come regalo di compleanno, scrissi la poesia “As I saw you there”, che poi sarebbe stata la prima a essere pubblicata sul mio primo libro “Il magazzino dei mondi”.

Era la poesia n. 2000 e ora me ne mancano meno di cinquanta per toccare quota 12000. Ma questo che c'entra con la danza orientale? Nulla, appunto. Non mi ero svegliato con nessuna particolare attenzione per l'arte della bellydance, poi qualcosa è accaduto e il panorama si è fatto sempre più mosaico di differenti ispirazioni.

Collegatomi sulla app Instagram, la prima foto che mi apparve nella home dei miei contatti fu un'immagine della danzatrice messicana Alina Paredes. La sua gonna frastagliata tra rosso e aranciato in netto contrasto con la lunga chioma bruna toccarono i miei sensi. Il commento uscì spontaneo: A delicate tribal storm is coming. La fanciulla gradisce, e inconsciamente mi spinge con le sue parole a dare sfogo a ciò che in realtà si era già venuto a creare dentro di me: una poesia. Così faccio, mantenendo il titolo originale e mettendo d'istinto come sottofondo la dolce-arrembante Here It Comes Again, della cantante inglese Melanie Jayne Chisholm.


A DELICATE TRIBAL STORM IS COMING

colorare l'emozione con
un tramonto, ma la carta
è ancora una soglia passeggera
dove gli oceani
trattano la terra come luogo
di avvicinamento

potrei raccontarvi
che c'è stato qualcosa nell'aria
che mi aveva preparato
a un sogno più continuato
ma non è andata così,
e le tante passerelle fra più mondi
non temono spade
ne reiterati addii

quali facili codici umani
oggi pendono
nel resoconto cromatico
su cui si è appena poggiata
una delicata forza arcana...

non mi hanno fatto portavoce
di tutti quei passi avanti,
tutto quello che può sgorgare
dalle nuvole dimenticate però,
oggi me lo puoi ancora confidare

ho fatto un disegno
dell'anima e per la maggior parte
della mia vita
non me ne sono fatto nulla,
non lo tenevo nemmeno
in tasca...

sfiorano i fulmini
le dita appena nascoste... incontrano
porte, riprendono
il sole... si forma
una nuova figura negli elementi
radunati... prendo
il respiro, qualcosa sta arrivando
dal cosmo più ignoto,
non risponderò con una lacrima
né con una scialuppa... non potevo
più aspettare, l'illustrazione
della tormenta
ha anticipato il cerchio della vita
                                                                        (Venezia, 12-13 Novembre '14)

Una performance di Alina

la danzatrice Alina Paredes
la danzatrice Alina Paredes

domenica 15 giugno 2014

Danze Mondiali per il Rifugiato

Un esibizione delle Tribal Troubles © Massimo Majakovskij
La danza orientale per l'Umanità. Venerdì 20 giugno, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, è di scena Belly Charity: Dance for the Refugees.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Anime in fermento. Stimoli universalmente culturali. Parti coreografici. L’arte si fonde con le contaminazioni dell’esperienza quotidiana. Una nuova energia sempre diversa irrompe nella mutevole esistenza umana. È appena cominciata una nuova performance di danza orientale. Danza orientale nel nome degli Esseri Umani. Danze orientali per tutte quelle migliaia di vite in fuga da violenze, abusi e guerre. Danze orientali per accogliere persone in difficoltà regalando loro quel sentimento di unione e fratellanza in una nuova casa.

Istituita dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato.

“Credo che la danza orientale sia potenzialmente in grado di favorire un processo di unione tra i popoli nel momento in cui accoglie in sé elementi di altre culture.  Non può però farlo da sola” sottolinea Virginia Danese, mediatrice culturale con gli immigrati e rifugiati politici nonché membro del gruppo milanese Tribal Troubles che si esibirà in occasione della Giornata del Rifugiato 2014, “È necessario che la danzatrice abbia una certa apertura mentale che la spinga ad approfondire altre danze e culture. Una volta accolti i loro elementi nella danza orientale, sarà più semplice favorire la diffusione e la conoscenza di una cultura condivisa capace di eliminare tutti i confini”.

Venerdì 20 giugno dunque, a partire dalle 21.30 presso il Teatro Edi Barrio's di Milano (via Boffalora ang. via Barona), è di scena Belly Charity: Dance for the Refugees. Nel corso della serata si esibiranno le Tribal Troubles, Virginia Danese, Valeria Huraiva, Nicole Curti, Nausicaa Jennifer Tudisca, Jamila Zaki, Valeria Guatta e le Monedas al Agua, Dark 'n White, Industrial Tribe, Gruppo Percussioni Zagharid, Gaia Dunya Rai, Sabrina Sartori, Gruppo di Danza Classica Persiana, Percussioni Afro con Associazione Karamogo, Danza Afro con Afro Girls, Danza Indiana Bharata Natyam con le allieve di Daria Mascotto, infine le allieve delle già citate TT Virginia e Valeria.

Con un biglietto d’ingresso di 5 euro, l'intero ricavato sarà devoluto all'Associazione Casa di Betania Onlus che gestisce da 26 anni un centro di accoglienza per rifugiati politici e richiedenti asilo. Attualmente la struttura ospita 20 persone provenienti per la maggior parte dall’Africa Sub Sahariana, Costa d'Avorio e ultimamente molti dal Mali, oltre a qualche afghano e pakistano.

Sebbene ancora troppo vista come danza di seduzione, anno dopo anno la danza orientale avanza sempre più spedita nella cultura italiana decisa a imporsi per il significato con cui realmente è nata e viene sempre più praticata. Artefici di questa affermazione ovviamente loro, le danzatrici e insegnanti.

“Ho avuto la fortuna di studiare con la grande maestra Jamila Zaki che mi ha trasmesso il rispetto per questa danza, senza limitarsi alla sola tecnica ma approfondendo le sue origini culturali, le tradizioni di folklore in cui s’inserisce, la musica e i ritmi che la accompagnano” continua Virginia, “Mi ha insegnato a insegnarla in questo modo, senza farla diventare mai competitiva ma rendendola il mezzo con cui ogni donna riesce a sentirsi Donna nel proprio corpo, imparando a conoscerlo e accettarlo con le imperfezioni che tutte abbiamo”.

Formatesi nell'inverno 2011, le Tribal Troubles sono già alla seconda esibizione nella Giornata Mondiale del Rifugiato. Nel percorso umano di ciascuna delle quattro protagoniste, prima ancora di quello artistico, si trovano singole esperienze nel sociale. Una sensibilità dunque di base poi sviluppata ulteriormente con la danza orientale e messa a disposizione di una causa umanitaria.

“Per noi è molto importante iniziare a sensibilizzare i giovani sui temi del volontariato sociale e, in questo caso specifico, sull’asilo politico” conclude Virginia, “Iniziative come Belly Charity sono da incoraggiare e incentivare. In questo modo si riuscirà anche a dare un contributo importante per una nuova visione della danza orientale. L’asilo politico è un tema ancora troppo sconosciuto e la maggior parte ignora la differenza tra un immigrato cosiddetto economico, che per scelta ha deciso di emigrare, e un rifugiato politico, che è stato costretto a farlo a causa di persecuzioni per i motivi più svariati, non solo necessariamente politici, ma religiosi, di genere, di pensiero”.

 
Tribal Troubles live nella Giornata del Rifugiato 2013

Virginia Danese (Tribal Troubles) © Lisa Conti
Un esibizione delle Tribal Troubles © Lisa Conti
La danzatrice Gaia Dunya Rai
Il duo Dark n' White
L'ensemble Monedas Al Agua
Belly Charity 2014
Un esibizione delle Tribal Troubles © Riccardo Ragazzo

giovedì 5 giugno 2014

Hania, lo stile argentino a Genova

la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
Nel sempre più variegato panorama bellydance, intervista con l'artista genovese Hania, in linea diretta con l'anima argentina della danza orientale.

di Giulia Ferrando, fotografa
giuliaferrando.ph@gmail.com

Nel Novembre 2012 è nato una nuova culla per la danza mediorientale a Genova, l'Essentia Oriental Dance, nel cuore del centro storico della città. A fondarlo è stata Hania, danzatrice italiana che rappresenta un po' un unicum in un bacino così chiuso e apparentemente poco vitale come quello di Genova, per il suo entusiasmo e uno sguardo che si tiene sempre al di sopra degli ostacoli e dei confini geografici.

Dopo un approccio più generico alla danza come mezzo espressivo, nel 2003 Hania ha eletto per sé la danza orientale, dando inizio ad un maturazione umana ed artistica tuttora in ascesa.

Scelta peculiare di Hania, soprattutto nel panorama della danza orientale genovese, è stata quella di dare una sterzata al suo percorso decidendo di trasferirsi  per qualche mese a Buenos Aires a formarsi nella prestigiosissima scuola di Amir Thaleb, conseguendo il diploma di Maestra dell'Arabian Dance School  e avendo il privilegio di essere chiamata ad esibirsi sul palco del grande Festival Intenazionale Eida (Encuentro Internacional de Danzas Arabes) organizzato da Amir Thaleb nelle ultime tre edizioni. È nato a quel punto il progetto di una sua scuola, un'oasi orientale dove respirare la danza.

“È stato per me doveroso dare il mio contributo” spiega la danzatrice stessa, “Avevo la volontà di offrire una scuola dedicata a tutto tondo alla danza orientale, dove trovare un metodo e un’educazione accademica ma sempre con uno sguardo profondo e completo, integrando le lezioni più coreografiche a momenti di preparazione fisica mirata e incontri di approfondimento teorico e culturale. Vorrei trasmettere un sentire più artistico, per una danza più consapevolmente indirizzata al teatro e allo spettacolo.”

A portarti dall'Italia a Buenos Aires è stata una scelta precisa, quella di formarti in una scuola dello stile cosiddetto “argentino”. Perché? come è nato questo ponte così poco orientale?
Come sempre bisogna andare oltre alle apparenza. Il collegamento, il ponte come dici tu, non è poi così poco orientale. Buenos Aires ospita una comunità araba molto forte e la città possiede la moschea più grande dell’America Latina (il Centro Culturale Islamico Re Fahd) capace di raccogliere più di 1600 persone.

Però hai ragione quando dici che fu una scelta precisa, questo è esatto. E la scelta fu studiare in una delle migliori scuole al mondo e assorbire l’energia di una città dove la danza è amata, valorizzata e si vive come una professione sul serio. Ciò che cercavo in realtà era non esattamente uno stile (credo che il proprio stile vada ricercato dentro) ma un metodo di studio e di insegnamento, un’attenzione accademica al movimento, una conoscenza a 360 gradi della danza orientale, dalla sua storia e la storia del mondo arabo, alla musicalità e ai ritmi, al suo folclore, alle ricerche dei musicisti e dei danzatori attraverso fusioni e modernizzazioni, alle cura delle differenze.

M'innamorai dello stile argentino, non tanto per saperlo riprodurre ma per studiare in profondità alcuni aspetti e, come spesso succede, ciò che si matura dentro poi è visibile anche fuori. Non fu un caso quando vidi Amir Thaleb danzare la prima volta intravvidi tutto questo percorso di studi e mi lasciai portare da questa intuizione, emozione.

Fu la scelta giusta. Non dimenticherò mai le lezioni preziose di Yousef Constantino (vice direttore dell’Arabian Dance School) e Yael Torchinsky (Maestra Arabian Dance School) e ricordo ancora oggi l’energia fortissima del carisma di Amir Thaleb in sala. Le emozioni in classe erano tante ma quella più forte era il senso di libertà. Sapere di essere nel posto giusto, dove poter conoscere bene la tecnica e saperla dominare era importante per poter affrontare le lezioni di espressività e di ricerca interiore in modo professionale…

Esiste molta confusione su cosa sia lo “stile argentino”: puoi darci una tua definizione e spiegare in che modo rappresenta il tuo rapporto con la danza?
Molte persone identificano lo stile argentino nei passi tipici di Amir Thaleb o Saida, due artisti e danzatori che sono riusciti a creare qualcosa di autentico. Ma conoscere davvero uno stile non può essere ridotto all'emulazione di passi e coreografie, è un lavoro molto più complesso di ricerca, che deve partire dall'interiorizzazione di ciò che sta alla base di quei passi non dal loro risultato finale.

Lo stile argentino usa il corpo in maniera differente da altri stili, l’attitudine della danzatrice nel porsi in scena è diversa, e sicuramente necessita di una maggiore preparazione fisica e una cura per le linee e la raffinatezza dei movimenti. A me ha cambiato radicalmente la forma mentis, sia nell’approccio allo studio, sia nell’insegnamento che nella ricerca della mia espressività.

Nei miei numerosi viaggi in Argentina ho studiato con tanti maestri di grandissima levatura, oltre quelli della Arabian Dance School, come Saida, Maiada, Yamil Annum, Angeles Cayunao e altri meno famosi ma altrettanto fantastici, e aldilà della tecnica ciò che mi hanno insegnato maggiormente è stata la dignità e il rispetto di essere artista, accompagnati sempre da una grande umiltà d’animo.

In un mondo globale, è inevitabile una tendenza costante alla contaminazione, come la vivi nel tuo percorso di ricerca e che aspettative hai sul futuro della danza orientale in Italia?
Il cambiamento è naturale e molto spesso auspicabile. Le condizioni del mondo in cui viviamo cambiano. Cambia la società, cambia l’uomo e cambia anche la nostra danza. La danza è per me libertà e verità, come potrebbe avere queste caratteristiche se ristretta in un’idea del passato? Lo stereotipo dalla “danzatrice del ventre” non esiste più o meglio, esiste solo a livelli non professionali. Anche il mondo arabo sta cambiando. Le idee innovative fluttuano nell’aria e hanno altri livelli di comunicazione.

Per me danzare orientale significa connettersi nel profondo alla propria essenza, alla nostra bellezza (che parla di dove siamo cresciuti, delle nostre esperienze, della nostra energia) e saperla mostrare attraverso il linguaggio della danza araba.  La ricerca personale è uno studio attento dentro e fuori noi stessi.

Sono favorevole alle fusioni e alle contaminazioni, anzi credo siano buone occasioni di creatività, non credo che il problema sia nel farle o non farle, il punto fondamentale, e anche il suo valore artistico, è nel come farle e nel come fondere discipline diverse. Sempre di ricerca si parla…fare una buona fusione o contaminazione non è una cosa facile.

In Italia il livello della danza si sta alzando, con fatica e lentezza ma un miglioramento c’è. Ho la fortuna di conoscere danzatrici con un ottimo livello. Il problema rimane l’immaginario collettivo, l’approccio sbagliato allo studio e la mancanza di serietà in generale e nel mondo della danza orientale. Sono però convinta che la situazione attuale sia solo una fase di transizione.

A che novità sta lavorando Hania?
Ho un sacco di idee per i prossimi spettacoli. Sono appena tornata dal Cairo Festival di Budapest, una nuova occasione di incontro e scambio, fondamentale quando si lavora con la propria creatività. Un progetto su cui sto investendo molto è uno stage intensivo con Yousef Constantino, direttamente da Buenos Aires,  in Italia ospite dell'Essentia Oriental Dance il 29 e 30 novembre 2014.

Cercavo una grande occasione di offrire all’Italia un’occasione speciale di studio serio e accademico, che esca dai circuiti ormai noti di business e che possa essere un’oasi di salvaguardia di buoni principi e di buona danza. Sul maestro non ho mai avuto dubbi, la persona giusta per me aveva solo un nome: Yousef Constantino.

Un nome che è una garanzia di professionalità, serietà, precisione, metodo ed eleganza. Un Maestro amato in tutta l’America Latina dal Messico all’Argentina, un maestro che stimo e a cui devo gran parte della mia formazione prima e dopo il conseguimento del diploma come Maestra Arabian Dance School.

Si tratterà di un weekend intensivo di studio, 14 ore di seminari suddivisi in ore di preparazione fisica e più livelli di apprendimento, per permettere a ogni partecipante di lavorare in modo differente e piu’ consono al proprio percorso di studi. L’evento prevede oltre ai seminari una serata di Gala dove si esibiranno le migliori danzatrici in onore al Grande Maestro.

Credo molto in questo progetto e spero possa raccogliere quell’Italia che condivide con noi, con me e con Yousef, lo stesso pensiero e lo stesso principio: il rispetto e l'amore della danza e dell'arte prima di ogni cosa.

la danzatrice Hania
l'evento con Hania e il Maestro Yousef Constantino
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando
la danzatrice Hania © Giulia Ferrando